Una buona maniera per capire come può funzionare una Consulenza filosofica è guardare gli esempi di casi riportati dagli autori. Riporto qui sotto la storia di una persona che era ricaduta in droga e alcool perchè si sentiva personalmente responsabile di una rapina subita. Sembra bizzarro? No, non lo è affatto se si capisce la sua logica, e intanto si capisce anche in che modo una Consulenza filosofica l’abbia aiutato…
Questo caso di studio è lungo: se avete la pazienza di leggere….
L’ha pubblicato Peter Raabe nel suo libro: ‘Teoria e pratica della consulenza filosofica’ e solo per gentile concessione dell’Editore Apogeo, che ringrazio, ne posso riferire.
LA VICENDA
Clarence si trovava in uno stato di grande angoscia quando ha chiesto l’aiuto a un Consulente filosofico. Era un uomo di 25 anni, indiano ma adottato da una famiglia di bianchi, e fin dall’età di dodici anni aveva vissuto tra centri di detenzione, carceri e strada, facendo abuso di alcool e droga.
A vent’anni era già arrivato alla conclusione che la sua vita era destinata a un completo fallimento.
Ma poi aveva ritrovato sé stesso avvicinandosi allo Spirito Ancestrale del suo popolo indiano nativo: aveva smesso di drogarsi, era tornato a studiare al college e aveva un buon lavoro. Si era anche convinto, leggendo gli scritti New age, che la sua guarigione dalla tossicodipendenza lo avesse riportato al suo ruolo predestinato nel ‘Grande schema cosmico della vita’.
Ma una sera tutto precipitò: stava tornando dal cinema insieme a un amico giovanissimo e hanno preso una scorciatoia, quando sono stati aggrediti da due uomini armati, che li hanno picchiati e gli hanno rubato tutti i soldi e vestiti.
Di ritorno a casa Clarence era distrutto sia fisicamente che moralmente, e cercando di dare un senso all’accaduto era giunto alla conclusione che quanto successo era un segno della giustizia divina, che gli stava facendo ripagare la sua vita passata di rapinatore: si trattava ‘del karma’ per cui tutto ciò che fai prima o poi ti ritorna indietro….
Ma Clarence non capiva perché Dio avesse deciso di punirlo proprio adesso che aveva cambiato vita: se uscire dall’alcol e dalla droga non era bastato a estinguere il suo debito passato, allora tutti i suoi sforzi erano stati vani e non c’era più un senso nella sua vita: così ricadde nella tossicodipendenza. Venne ricoverato in un centro di disintossicazione dove, per ironia della sorte, si applicava il metodo dei dodici passi che si basa sulla fiducia nel Potere Divino. Giusto quello su cui Clarence al momento aveva grossi dubbi….
IL DIALOGO PASSO PER PASSO
Dice Raabe : iniziai la seduta con molta dolcezza chiedendogli che cosa provava, e mi disse che biasimava se stesso e che si sentiva molto male in particolar modo per quel che era successo al suo giovane e innocente amico.
Gli domandai “ Come pensi che sia Dio?” E lui rispose: “Come un padre amorevole che è in ogni luogo: qualcuno che veglia su di te e ha a cuore il tuo benessere”.
“Perché pensi che un padre amorevole vorrebbe ripagare della stessa moneta suo figlio, per qualcosa che ha fatto in passato e per giunta della quale sta provando a fare ammenda?”
Disse che non aveva alcun senso che Dio si comportasse in questo modo, e che secondo lui non agiva proprio così.
Gli chiesi perché il suo giovane amico fosse stato coinvolto nella rapina, se questa era una punizione divina rivolta specificamente a lui . E rispose che anche questo non aveva senso, perché il ragazzo non era in nessun modo responsabile di quel che lui aveva fatto in passato.
Gli chiesi: “Quando eri un rapinatore, Dio come ti faceva sapere chi rapinare?” e Clarence rispose di aver sempre deciso da solo: Dio non aveva niente a che fare con le sue scelte.
Allora domandai: “Ma se Dio non ha mai influenzato la tua scelta delle vittime quando eri un rapinatore, ora perché Dio avrebbe dovuto indirizzare altri rapinatori a scegliere te e il tuo giovane amico come vittime?”.
E fu d’accordo che probabilmente Dio non aveva niente a che fare con tutto ciò.
Suggerii che forse il suo pensiero riguardo al coinvolgimento di Dio nella rapina non era molto coerente, e che magari era arrivato a delle conclusioni troppo affrettate sulla rapina come disegno divino ed come effetto karmico. Clarence fu d’accordo che non avevano molta logica.”
BADARE ALLE EMOZIONI
Dice Raabe: “ Però avevo lo spiacevole sospetto che Clarence lo dicesse senza convinzione: mi parve distratto, come se ci fossero altre questioni non dette e importanti che lo preoccupavano. Non ero certo che il nostro ragionamento filosofico fosse riuscito a togliergli la sensazione che Dio lo avesse punito per ciò che aveva fatto in passato.
Mi venne in mente che forse io e Clarence stavamo guardando la rapina da punti di vista diversi e decisi di portare l’ attenzione sulla fondamentale questione della responsabilità.
Gli chiesi: “Se Dio non è responsabile della tua aggressione, di chi pensi sia la colpa di ciò che è accaduto? Chi è responsabile della rapina?” .“Beh… Dio in un certo senso” “Ma avevi detto che Dio non ha bisogno di pareggiare i conti con la gente”. “No infatti, credo che il responsabile sia la vita…. Cioè suppongo. Vedi, non lo so. Le cose accadono. Dovrei conoscere meglio quel che so: è un mio difetto, no?”
Feci la stessa domanda in un modo diverso: “Intendo dire: chi è responsabile di averti effettivamente aggredito?”.“Credo che le cose accadano: è una sorta di karma. Non so. La mia colpa era di essere là fuori”.
Gli chiesi per la terza volta: “Ma chi è responsabile di averti picchiato e derubato quella sera quando uscisti dal cinema?” Finalmente rispose: “Oh, capisco ciò che vuoi dire. Sono loro! I tipi che ci hanno aggredito sono i responsabili”. “Perché?” chiesi. “Perché l’hanno fatto: è stata una loro decisione, hanno deciso di farlo, proprio come facevo io”.
L’EFFETTO
Scoppiò a ridere. Pensava che fosse buffo non averlo visto prima. Non si era accorto di una cosa così banalmente ovvia: “Loro sono responsabili per averci picchiato, non io!” Rise ancora e disse di aver sprecato un’intera settimana a chiedersi perché Dio lo avesse punito e a cercar di capire in che modo il suo essere stato un drogato e un alcolizzato avesse giustificato la situazione… Non si era reso conto di non essere stato lui il colpevole.
Poi la conversazione continuò riferendosi a come si operano le scelte e come si possono evitare le disgrazie. Dice Raabe che proseguì facendogli delle domande sulla sua autonomia: gli chiese come sceglieva le sue vittime quando era un rapinatore, che criterio usava? E gli chiesi se chi aveva assalito lui e il suo giovane amico poteva aver usato gli stessi criteri…. Clarence pensava che potevano esserci delle affinità: lui indossava una giacca di pelle costosa e che portava scarpe di pregio e anche l’amico indossava indumenti firmati da capo a piedi. Il fatto che uscissero da un teatro poteva aver indotto i rapinatori a pensare che avessero parechio denaro in tasca e la giovane età dell’amico faceva supporre che avrebbe offerto poca resistenza. Tutto considerato erano delle vittime ideali: ogni rapinatore sarebbe stato felice di incontrarli in una strada buia!
Quando tornò la settimana successiva Clarence era sereno e rilassato: disse di sentirsi a suo agio pensando a Dio come a una guida positiva nella sua vita, piuttosto che come a un padre vendicativo. Tutto aveva più senso adesso e per il momento non sentiva bisogno di altra consulenza.
CONCLUSIONI
Ritengo che questo sia un bellissimo esempio di come rivedere dei collegamenti poco logici e ridiscutere le responsabilità possa cambiare le emozioni, la valutazione di sé e delle proprie prospettive di vita….
Le emozioni che proviamo sono dovute ad associazioni mentali e giudizi di valore che spesso non abbiamo veramente considerato e discusso a fondo, ma che hanno una influenza determinante e portano delle conseguenze significative….
Il caso riportato è di Peter Raabe, pubblicato insieme a molti altri casi interessanti nel manuale “Teoria e pratica della consulenza filosofica” edito da Apogeo nel 2006 e ringrazio l’Editore per la gentile concessione d’uso: http://www.pratichefilosofiche.com/catalogo/
Paola Santagostino www.pensieroecorpo.it